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Le raccolte pubbliche di fondi destinati a “finanziare” l’attività o progetti

Le raccolte pubbliche di fondi destinati a “finanziare” l’attività o uno specifico progetto di organizzazioni che non esercitano prevalentemente attività commerciale assumono un’importanza rilevante per garantire una “boccata d’ossigeno” alle casse di queste organizzazioni e quindi alle loro meritorie attività. Occorre, però, rispettare alcune prescrizioni normative per non incorrere – pur se animati dalle migliori intenzioni – in spiacevoli “incidenti”.  Vediamole:

Tutti gli Enti non-commerciali (e perciò anche le ODV, le APS e, più in generale, gli Enti “non profit” che non svolgono prevalentemente attività commerciale) possono reperire fondi da privati attraverso manifestazioni ed attività rivolte al pubblico in generale, anche con lo scambio di beni o di servizi con i fruitori che sono, così, più sollecitati a versare fondi per sostenere la “buona causa” di questi Enti.

Tali raccolte-fondi, se hanno le caratteristiche precisate dall’art. 2 – secondo comma– del d.lgs. 460/97 (riordino degli Enti non-commerciali), generano proventi che non concorrono alla formazione del reddito e quindi non sono soggetti a tassazione. Identico concetto è espresso dall’ art. 143 del TUIR (testo unico delle imposte sui redditi) che, in sostanza, de-commercializza:  “i fondi pervenuti ai predetti enti ( enti non-commerciali ) a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi di sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione”.

Ne deriva, quindi che i proventi di raccolte fondi occasionali da parte di Enti non commerciali:

  • non concorrono alla formazione del reddito imponibile;
  • non sono soggetti ad IVA.

sono esenti da ogni altro tributo

Tuttavia, affinché le predette raccolte possano effettivamente beneficiare del generalizzato regime di esclusione da ogni tributo, è necessario che le stesse rispettino le seguenti condizioni:

  • deve trattarsi di raccolta pubblica (ossia proposte dirette alla generalità dei soggetti);
  • l’iniziativa deve essere occasionale (quindi non continuativa, il concetto di occasionalità tuttavia non risulta precisamente individuato. Possiamo però, per analogia ad altre disposizioni, ipotizzare che non debba superare il limite di due iniziative l’anno)
  • che sia organizzata in concomitanza di un’occasione particolare (un evento, una ricorrenza, una festività, una campagna di sensibilizzazione ecc.);
  • qualora venissero scambiati dei beni o servizi, questi ultimi devono avere un valore commerciale modico, ossia deve rappresentare un simbolo, il pretesto per una sovvenzione in denaro;

Da non dimenticare, inoltre, che la “raccolta-fondi” dovrà essere correttamente rendicontata con un apposito documento. Infatti “entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio l’ente non – commerciale deve redigere un apposito separato rendiconto…. dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente le entrate e le spese relative a ciascuna raccolta-fondi“.

Infine occorre ricordare che, qualora la raccolta così organizzata, preveda l’occupazione di spazi pubblici l’Ente organizzatore dovrà chiedere opportuna autorizzazione all’ Ente proprietario (Comune, Provincia etc.) e pagare gli eventuali costi legati all’occupazione del suolo pubblico (Tosap, etc.)

Il Centro Servizi, ovviamente, è a disposizione per fornire le necessarie informazioni in merito.

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