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Riforma del Terzo Settore ed “emergenza coronavirus”: facciamo il punto

Una delle domande che, in questo periodo di emergenza sanitaria, giunge ai nostri uffici è la possibile interferenza che tale situazione emergenziale può rappresentare per il compimento del processo di riforma del terzo settore da tempo avviato.

Per rispondere a questa domanda occorre preliminarmente “fare il punto” sullo stato dell’attuazione della riforma al momento in cui è esplosa l’emergenza.

Come noto, una parte dei decreti attuativi della L. 106/2016 sono stati emanati, mentre altri, anche di assai rilevante importanza, attendono ancora di esserlo. Fra questi ultimi vi è quello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali destinato a “dettare le regole” per l’attivazione degli uffici regionali del RUNTS, e quindi determinarne l’operatività. Tale decreto, le cui bozze circolano fin dall’autunno scorso, necessita però di alcuni passaggi autorizzativi il cui iter è in corso e, al momento dell’inizio dell’emergenza, era dato di imminente pubblicazione.

Poiché i tempi previsti per l’attivazione degli uffici regionali del RUNTS sono di 180 giorni dall’emanazione del decreto, questo fatto consentiva di ipotizzare che verosimilmente si sarebbe raggiunta l’operatività del registro nei mesi di settembre-ottobre 2020 e, di conseguenza, da quel momento avrebbe avuto inizio la fase di “trasmigrazione” dagli attuali registri di OdV e APS.

Il timore che l’emergenza coronavirus ritardi, una volta di più, l’emanazione del decreto è tutt’altro che infondato e, non a caso, l’ulteriore dilazione dei termini per procedere all’adeguamento statutario – che come noto è operazione propedeutica alla citata “trasmigrazione” – ne è un segno piuttosto palese.

D’altro canto, il tenere entro breve (spesso affollate) assemblee per le modifiche statutarie è atto palesemente contrastante con le disposizioni per il contenimento del contagio impartite. Il possibile (probabile) “slittamento” dell’operatività del RUNTS ha, inoltre, un’ulteriore, rilevante, conseguenza sul piano fiscale.

L’art. 104 del Codice del Terzo Settore (che, come noto, è approvato e vigente dal luglio 2017) prevede l’entrata in vigore in tempi differenziati di alcune norme di carattere fiscale. Per alcuni articoli (77 “titoli di solidarietà”, 78 “social lending”, 81 “social bonus”, 82 “imposte indirette e tributi locali”, 83 “detrazioni/deduzioni per erogazioni liberali”, 84 c2 “esenzione IRES per i redditi da immobili delle ODV”, 85 c7 “esenzione IRES per i redditi da immobili delle APS”) le disposizioni si applicano dal primo periodo di imposta successivo al 31 dicembre 2017 (e quindi esse sono, al momento, applicate) mentre per altri (che, per la verità, sono quelli più importanti) le disposizioni introdotte si applicano “a decorrere dal periodo d’imposta successivo all’autorizzazione della Commissione Europea e, comunque, non prima del periodo d’imposta successivo all’operatività del RUNTS” .

Le disposizioni più rilevanti assoggettate a questo (doppio) vincolo sono quelle degli articoli 79 “disposizioni in materia di imposte sui redditi” e 80 “regime forfetario per gli enti del terzo settore non commerciali”. Sono cioè la vera essenza (fiscale) della riforma.

Prescindendo dalla autorizzazione della Commissione Europea (che, invero, non è ancora neanche richiesta) è ovvio che il superamento del 31 dicembre per l’attivazione del RUNTS genererà per l’anno prossimo (almeno) l’impossibilità di applicare in pieno la normativa fiscale introdotta dalla riforma ed il perdurare dell’attuale regime transitorio, con la presenza in “coabitazione” di normative “nuove” (i citati art. 77, 78 etc) e di norme “storiche”.

A tutto danno della “semplificazione”, uno degli obiettivi dichiarati della riforma. Non resta che augurarci che, anche sotto questo – secondario ma non irrilevante – aspetto questa emergenza che sta attraversando il Paese non arrechi troppi danni.

Leggi tutti gli approfondimenti sulla normativa di Enrico Bussolino

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