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Possiamo riaprire? Sì, ma con le dovute precauzioni: ecco quali

Possiamo “riaprire”? È la domanda che più frequentemente le organizzazioni pongono in questi giorni di tanto desiderata “ripartenza”. Una domanda molto semplice, per la verità, ma che richiede una risposta che, spesso, non lo è altrettanto. Vediamo perché .

La reale fase della “ripartenza”, quella cioè della ripresa delle attività interrotte dalla epidemia da Sars-CoV-2, è ormai caratterizzata dalla esigenza di “convivere con il virus”, di modificare cioè le nostre abitudini di vita per scongiurare, per quanto possibile, la ripresa di contagi da parte di un virus che continua a essere presente e a circolare  nella popolazione.

Questa fase di “convivenza” sarà, probabilmente, non breve, complessa da gestire e non semplice da attuare da parte degli Enti del Terzo Settore che, in molti casi, hanno interrotto o fortemente ridotto le loro attività e che ora desiderano riavviarle.

La normativa afferente a questa “ripartenza” (che solo in pochissimi punti è specificamente dedicata al volontariato e agli altri ETS) si basa, sostanzialmente, su un concetto fondamentale: quello di non inibire le attività esercitabili (tranne alcune eccezioni, riguardanti attività tuttora sospese che talora coinvolgono anche il volontariato, quali le manifestazioni ed eventi pubblici e i servizi educativi per l’infanzia) ma di porre una maggiore attenzione alle modalità con cui tali attività sono esercitate e alle precauzione che vengono adottate nel loro esercizio.

Alla domanda iniziale, quindi, possiamo rispondere senz’altro “sì”  (tranne, come detto, per quelle sporadiche casistiche tuttora “inibite”), ma…

Perché c’è un “ma”, appunto.

Nella ripartenza gli ETS (come tutti i cittadini, le imprese, gli enti) dovranno attenersi a regole di comportamento che realizzino quella citata prudenza verso il rischio della ripresa di contagi.

Ecco perché, accanto a disposizioni limitative che “spariscono” (divieto di libera circolazione, che tanto frenava l’attività dei volontari, obbligo di autocertificazione e altre) altre permangono (divieto di assembramento, mantenimento delle distanze interpersonali, utilizzo di dispositivi di protezione, eccetera) che devono essere tenute ben presenti – e rigorosamente rispettate – nella fase di “ripartenza”.

La già accennata quasi totale carenza di disposizioni specifiche per le “nostre” attività ci induce, quindi, a ricercare all’interno della normativa generale le norme a esse “applicabili” e a procedere a una “riprogettazione” di attività e servizi che, spesso, è resa ancor più complicata dalla rapida evoluzione – e talora dallo scarso allineamento fra livelli – della normativa.

Ci limitiamo qui a riportare 4 provvedimenti “di riferimento” attualmente in vigore, che possono essere di utilità per reperire (direttamente o “per analogia”) le norme di cui tenere conto per impostare la propria “ripartenza”:

  • il Decreto Legge 33 /2020 (in vigore fino al 31 luglio)
  • il  DPCM collegato del 17 maggio 2020 (in vigore fino al 14 giugno)
  • il protocollo anti-contagio in ambienti di lavoro (condiviso fra Governo e Parti Sociali) del 24 aprile
  • il DPGR 58 del 18 maggio, che riprende sostanzialmente  le linee-guida dettate dalla Conferenza Stato-Regioni

Nella sostanza, chiunque voglia “ripartire” o continuare la propria attività deve, quindi, dotare la propria organizzazione di un “regolamento” (i famosi “protocolli” tanto pubblicizzati) che, tenendo conto di numerosi fattori (tipo di attività, tipo di utenza, condizioni logistiche, aspetti ambientali, eccetera) definisca (e testimoni, a scanso di equivoci applicativi e di contestazioni in caso di verifiche) le modalità con cui operare e le precauzioni da adottare.

Elemento da tenere in assoluta considerazione, poi, è l’indicazione delle misure di protezione adottate per Volontari ed eventuali dipendenti (con particolare riguardo a soggetti “fragili”) e delle misure sanitarie (igienizzazione, sanificazione periodica) messe in atto.

Un documento non banale, quindi, sull’esigenza del quale non si può tuttavia prescindere. Ma anche un’incombenza che non deve spaventare. Ognuno sa come può, con buon senso e prudenza “da buon padre di famiglia”, gestire al meglio e con la maggior sicurezza possibile (distanziamenti, igienizzazioni, precauzioni antiassembramento e altro) le proprie attività; si tratta unicamente di metterlo “nero su bianco”, di rispettarlo e farlo rispettare.

Nei prossimi giorni il nostro Centro metterà a disposizione una sorta di “pro-memoria” che ricapitoli le cose da tenere presenti nella definizione (che deve essere necessariamente “personalizzata” da ogni associazione) di tali “protocolli”, a tutela della salute e della sicurezza dei Volontari, degli utenti e degli amministratori stessi.

Leggi tutti gli approfondimenti sulla normativa di Enrico Bussolino

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