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La Riforma del Terzo Settore: a che punto siamo?

Martedì 7 luglio, con una diretta web sulla pagina Facebook di Vol.To, abbiamo fatto il punto sullo “stato dell’arte” dell’attivazione della Riforma del Terzo Settore (trovate il video in fondo a questo articolo). Torniamo sull’argomento per mettere in rilievo gli elementi più significativi della riforma, i provvedimenti già assunti, quelli ancora mancanti e le criticità che queste mancanze determinano.

 

La Riforma del Terzo Settore, come noto, è un processo di riordino normativo che interessa alcune centinaia di migliaia di Enti non-profit del nostro Paese.

Dal 2013 (quando ne fu annunciata l’intenzione dall’allora Presidente del Consiglio) a oggi enormi passi sono stati compiuti per concretizzare tale riordino, anche se è inutile nascondere che tanti, ulteriori passaggi sono ancora necessari e che alcune di queste mancanze mantengono inapplicate disposizioni di grande rilievo e di indubbio interesse.

La Legge di Riforma (L. 106/2016) che concludeva un iter parlamentare articolato ma piuttosto tranquillo, assegnava al Governo (era una c.d. legge-delega) il compito di emanare – entro 12 mesi – una serie di Decreti Legislativi per normare aspetti specifici.

Tali decreti vennero emanati “nei tempi” e, a fine 2017, si disponeva di cinque decreti legislativi in materia di:

  • Cinque per mille
  • Servizio Civile Universale
  • Fondazione Italia Sociale
  • Impresa sociale
  • Codice del Terzo Settore

Quest’ultimo, in particolare (D. Lgs 117/2017) costituiva – non solo ai fini di questa nostra riflessione – il provvedimento-chiave per definire una disciplina organica comune per tutti gli Enti del Terzo Settore e per indicare le norme “speciali” destinate ad alcune categorie di essi.

Il Codice introduce alcuni concetti e alcune disposizioni davvero rilevanti – e in più casi anche innovativi – fra cui richiamo:

  • introduzione della definizione di “Ente del Terzo Settore” (Art. 4) che, in varie tipologie organizzative (Organizzazione di Volontariato, Associazione di Promozione Sociale, Ente filantropico etc.)  deve essere un Ente privato, costituito per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, svolgendo una o più attività di interesse generale e iscrivendosi in un apposito Registro Unico Nazionale degli Enti del Terzo Settore;
  • possibilità di acquisire la personalità giuridica con modalità semplificata (Art. 22);
  • ampliamento a sei settori di attività d’interesse generale (Art. 5) in cui gli Enti di Terzo Settore possono (devono) operare;
  • istituzione e regolamentazione (Artt. 45 e seguenti) del nuovo Registro Unico Nazionale (RUNTS);
  • nascita di un fondo per sostenere i progetti e le iniziative degli Enti del Terzo Settore di tipo associativo (Art. 72);
  • riforma del regime fiscale degli Enti del Terzo Settore (Artt. 79 e seguenti);
  • introduzione di forme di finanza sociale (Artt. 77 e seguenti) a beneficio delle attività degli Enti del Terzo Settore;
  • aumento delle detrazioni / deduzioni applicabili per le erogazioni liberali destinate agli Enti del Terzo Settore (Art. 83);
  • disposizioni in materia di imposte indirette e tributi locali (Art. 82),

L’attuazione pratica di molte delle norme contenute nei Decreti Legislativi di cui abbiamo parlato richiede, tuttavia, ulteriori disposizioni (Decreti Ministeriali) la cui adozione è essenziale perché tali norme possano essere utilizzate nel concreto.

La produzione di questi Decreti è tuttora in corso e la tabella sottostante ne riepiloga la situazione (fonte: Cantiere Terzo Settore, aggiornamento fine aprile 2020)

D.Lgs. 40/2017 – Servizio Civile Universale

Decreti previsti 4
In corso di elaborazione 1
adottati 0

D.Lgs. 111/2017 – 5 x 1000

Decreti previsti 1
In corso di elaborazione 1
adottati 0

D.Lgs. 112/2017 – Impresa sociale

Decreti previsti 12
In corso di elaborazione 1
adottati 3

D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore

Decreti previsti 24
In corso di elaborazione 4
adottati 11

Fra questi ultimi Decreti Ministeriali già emanati, ne ricordo alcuni particolarmente significativi:

  • Decreto correttivo 105/2018
  • Attuazione dell’art. 14 CTS  (linee-guida per il bilancio sociale)
  • Attuazione dell’art. 14 CTS  (linee-guida per la valutazione dell’impatto sociale)
  • Attuazione art. 13 CTS (adozione moduli per la rendicontazione degli ETS)
  • Attuazione art. 83 CTS (individuazione criteri per erogazioni liberali in natura agli ETS)
  • Costituzione dell’ ONC (Organo Nazionale di Controllo dei Centri di Servizio)

Accanto a questi Decreti, inoltre, sono stati adottati provvedimenti importanti (note ministeriali, orientamenti interpretativi etc) da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (circa 20 dal dicembre 2017 al maggio 2020) che trattano vari argomenti, fra cui segnalo:

  • trasformazione di una OdV in APS in regime transitorio
  • esenzione imposta di registro per ETS
  • contributi 5 x 1000
  • composizione della base associativa degli ETS

Anche l’Agenzia delle Entrate è intervenuta con propri provvedimenti d’interpretazione di aspetti fiscali, fra cui hanno particolare rilievo alcune circolari (9/E e 18/E) e risoluzioni (89/E).

In ultimo, ricordo altri provvedimenti collaterali che – pur non essendo direttamente richiamati dalla normativa – possono incidere su interpretazioni e orientamenti rispetto ad aspetti particolari, quali per esempio la recente sentenza (131/2020) della Corte Costituzionale che  interviene – legittimandone la piena applicazione – sull’interpretazione degli Artt. 55 e 56 del CTS (rapporti fra ETS ed Enti pubblici) dapprima fortemente limitata da un parere del Consiglio di Stato del 2018.

Ma veniamo ora alle dolenti note, ovvero a cosa manca ancora e qual è la conseguenza di tali mancanze.

Al di la dei numeri (la tabella precedentemente riportata da un’idea abbastanza precisa della consistenza numerica dei provvedimenti ancora attesi) esistono alcuni provvedimenti strategici la cui assenza blocca aspetti rilevanti e significativi della Riforma.

Ricordo i tre più importanti:

  • il Decreto Interministeriale (Ministero del Lavoro + Ministero delle Finanze) richiamato dall’Art. 6 del CTS riguardante criteri e limiti per l’esercizio di attività diverse;
  • il Decreto Ministeriale richiamato dall’Art. 7 dello stesso Codice relativo alle linee-guida per l’attuazione delle raccolte-fondi per finanziare le proprie attività;
  • il Decreto del MLPS per definire le procedure per l’operatività del RUNTS (richiesto dall’Art. 53 del Codice).

Di tutti e tre i Decreti sono già disponibili delle bozze di lavoro in varia fase di concertazione con altri attori previsti.

In particolare, il primo Decreto è già stato approvato dalla “cabina di regia” prevista dall’Art. 97 del codice stesso e se ne attende (da svariati mesi…) la pubblicazione. Il terzo (quello che, di fatto, detta le regole per la costituzione degli uffici territoriali del RUNTS e perciò ne determina la reale operatività) è all’esame della Conferenza Stato-Regioni che ha mosso alcuni rilievi sulle procedure indicate, escludendo – implicitamente – l’attivazione operativa del RUNTS nell’anno in corso (l’ipotesi più accreditata è che esso possa essere attivato – magari parzialmente – nel primo semestre del 2021).

Le conseguenze di tutto ciò le analizzeremo in un successivo contributo, in cui proveremo a studiare lo scenario cui gli ETS devono, al momento, riferirsi, alle sue  prospettive di evoluzione; tenteremo anche a dare loro dei connotati temporali.

Leggi tutti gli approfondimenti sulla normativa di Enrico Bussolino

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