Il saluto del Presidente Gerardo Gatto

Oggi il volontariato e il mondo del terzo settore devono affrontare sfide nuove.

Cambiamenti socioeconomici e demografici

I cambiamenti socioeconomici e demografici della società hanno fatto emergere nuovi bisogni e nuove povertà. Oggi uno dei problemi emergenti è il bisogno del lavoro dal punto di vista dell’occupazione ma anche come significato del lavoro stesso.

La disoccupazione giovanile è una delle domande più urgenti cui la nostra società deve rispondere. Non esiste più il posto fisso, questa però è una sfida che deve indurre le persone a essere protagoniste, a inventare forme nuove di occupazione. È marginale il numero di associazioni nate per rispondere a tale sfida, ma il CSV Vol.To già opera in questo campo con progetti europei in cui manager e professionisti aiutano i giovani a inserirsi nel mondo del lavoro.

Dall’altro lato occorre educare sul senso del lavoro. Cos’è il lavoro? È plasmare la realtà secondo un ideale, in questo senso è un’espressività della persona. È produrre beni in quanto hanno un valore d’uso e non solo un valore di scambio. Il volontariato può dare un grande contributo, infatti anche quello del volontario è un lavoro, un impegno non remunerato fatto per una motivazione ideale: frequentare un ente del terzo settore può contaminare la mentalità instillando i valori sopra descritti.

Accanto alle tradizionali povertà relative ai bisogni primari (cibo, farmaci, casa) nascono nuove povertà: la solitudine degli anziani, la difficoltà a conciliare il lavoro e la famiglia, il frantumarsi delle relazioni e la conseguente perdita di punti di riferimento che spesso sfociano in malattie mentali. La sfida del terzo settore è quella di ricreare un tessuto sociale inclusivo che da un lato sostenga queste nuovi bisogni e dall’altro sia da stimolo alla politica, al pubblico affinché crei un nuovo modello di welfare.

Innovazione tecnologica

Oggi viviamo in una società sempre più digitale, che coinvolge anche il mondo del volontariato. Il centro servizi Vol.To si sta organizzando per supportare gli ETS in questo passaggio. In passato il rapporto con il beneficiario dell’azione del volontariato era più immediato, oggi è mediato da un processo: per esempio, per poter fornire dei farmaci o alimenti occorre avviare una serie di processi gestionali sempre più digitalizzati.

La sfida culturale

La sfida culturale presuppone di puntualizzare quali sono le funzioni del volontariato: quattro sono chiaramente individuabili.

Primo, il terzo settore in genere deve essere sempre più complementare al welfare e anche il settore pubblico deve passare dal considerare il volontariato non come un limite ma come una risorsa. Pubblico non vuol dire solo statale, ma include anche l’azione dei soggetti che servono l’interesse pubblico.

Può esistere un welfare senza il terzo settore? Può il servizio sanitario essere universalistico senza le associazioni sociosanitarie? Io credo di no, perché le risorse non sarebbero sufficienti. Il terzo settore pur essendo non profit è un operatore economico che crea valore e consente notevoli risparmi, oltre ad avere la capacità di entrare in rapporto diretto con le persone e fornire risposte affettive, cosa che il pubblico non può fare.

Secondo, l’impegno volontario educa al vero lavoro e in qualche modo opera una contaminazione, in quanto apre a dimensioni umane quali prendere coscienza di sé, la relazione con gli altri, la solidarietà e anche la carità, dimensioni che vengono meno quando viene meno il lavoro, quando lo si vive come una condanna oppure come una sete di successo e basta.

Terzo, occorre contrastare il rischio che spesso si corre di sentirsi “bravo”. L’impegno volontario fa bene a chi lo fa, aiuta realizzarsi a fiorire come persona. In questo modo si è di aiuto al bene degli altri e della società.

Quarto e ultimo aspetto, il bene bisogna farlo bene. Proprio per questo occorre iniziare a passare dagli output (dati di attività) agli di outcome, indicatori di esito di impatto sociale. Questo comporterà un cambiamento e una innovazione dei modelli organizzativi: impone al terzo settore di migliorare la propria professionalità. Il codice del terzo settore indica una strada in tal senso: la valutazione dell’impatto sociale.

Gerardo Gatto
Presidente Vol.To

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